Category: Tradizione

“Marsicana”: i Marsi guerrieri e maghi

“Marsicana”: i Marsi guerrieri e maghi

Erano coraggiosi e spietati in battaglia quanto valenti conoscitori di erbe magiche e domatori di serpenti.

Nell’odierno articolo di “Marsicana” narreremo le vicende storiche di uno dei popoli italici tra i più influenti della storia dell’antica Roma; i Marsi, una popolazione coraggiosa e magica nello stesso tempo. Per un attimo proviamo a chiudere gli occhi e tramite la nostra immaginazione portare il nostro spirito lungo le sponde dell’antico lago del Fucino. Ci troveremo di fronte ad un popolo di pescatori, di guerrieri, di incantatori di serpenti, di conoscitori d’erbe officinali e di contadini. Un popolo che ci guarderà inizialmente con diffidenza ma sicuramente questa diffidenza si muterà in accoglienza: badate però a non farli arrabbiare, l’abitante della Marsica sa difendersi molto bene. In parte, dopo più di 2000 anni, le cose sembrano poi non esser cambiate più di tanto. Ma cosa rende così misterioso questa popolazione?

“Nec sine Marsis, Nec contra Marsos triunphari posse”

Queste parole sono state scritte dallo storico greco Appiano Alessandrino nel VI libro della Storia di Roma e dice, per chi non conosce il latino: “ Non si può vincere ne con i Marsi ne contro i Marsi”. I Marsi era una popolazione che viveva attorno al lago del Fucino – nell’odierna Marsica in provincia di L’Aquila- appartenente al ceppo linguistico osco-umbro (ovvero che parlavano una lingua simile a quella dei Sanniti e degli Umbri) che abitava nella Marsica dal I millennio a.C. Se proviamo ad analizzare il nome di questo popolo, la prima cosa che ci salta agli occhi è il nome della divinità greca e latina della guerra, ovvero Marte: e qui rientra la bellicosità dei Marsi. Nel 303 a.C in seguito a delle rivolte degli Equi (una popolazione che viveva nella Marsica occidentale fino al Cicolano ed oltre) costrinsero Roma nel costruire una nuova colonia latina lungo la sponda Nord-Ovest del Lago; questa colonia era Alba Fucens. Questa fu una costruzione importante che permise al popolo Marso di avere dei primi colloqui, chiamiamoli così, con Roma; dall’Urbe i Marsi assorbirono sia la lingua latina e sia il modo di vivere. Nonostante le diversità culturali in tempi di emergenza, specialmente quelli dovuti al periodo in cui Annibale scorrazzava in Italia, i Marsi rimasero fedeli a Roma. Ma nel 91 a.C qualche cosa si inclinò e tra Marsica e Roma si creò un vero e proprio strappo che portò al famoso Bellum Marsorum (le guerre sociali) che durarono dal 91 all’88 a.C sconvolgendo il centro Italia. Nell’89 a.C Quinto Poppedio Silone al comando di una forza composta da Marsi, Peligni, Vestini, Marrucini e Frentani (una forza decisamente abruzzese) sconfissero le forze della repubblica Roma (in una località poco nota delle sponde del lago del Fucino) al comando di Lucio Porcio Catone. Morto Poppedio Silone in uno scontro per difendere Corfinium (la prima capitale d’Italia, dove venne coniato il nome di Italia) Roma decise di premiare questi valorosi popoli con la Lex Julia de Civitate, ovvero la cittadinanza romana. Da qui iniziò una lunga collaborazione tra la Marsica e Roma: molti dei soldati d’origine marsicana confluirono nella Legio Martia agli ordini prima di Giulio Cesare, poi di Marco Antonio e in ultimo di Ottaviano Augusto. Successivamente all’impero di Ottaviano, la legione dei Marsi fu inglobata nelle altre legioni dell’impero.

“Si dice che quando Medea, lasciati i Colchi, seguì Giasone giunse in Italia e presso certi popoli chiamati Morrubi, i quali abitavano attorno all’immenso lago del Fucino, come attorno ad un mare, a causa dell’estensione delle acque: insegnò rimedi contro i serpenti. Questi popoli diedero a Medea il nome di Angizia, poiché con le sue parole di incantesimo soffocava i serpenti”.

In conclusione di questo articolo ci fanno compagnia le parole di Servio Mario Onorato nella quale ci descrive molto bene le due anime di questo popolo. Innanzitutto da il nome di Morrubi, rifacendosi alla capitale dei Marsi Marruvium (l’odierna San Benedetto dei Marsi in provicia dell’Aquila) e successivamente la presenza di Angizia, la dea principale del culto marso, che insegnò una caratteristica fondamentale del popolo marso; quella di incantatori di serpenti. Si diceva che se un Marso veniva morso da un serpente non moriva, ovviamente per i lettori della Marsica non provateci non abbiamo le conoscenze di Angizia! Questa pratica di ammaestrare i serpenti la si può ancora rivotare nel rito dei Serpari durante la festa di San Domenico Abate, il Primo Maggio di ogni anno, nel meraviglioso borgo di Cocullo (in provincia di L’Aquila).

Nel prossimo numero di “Marsicana” parleremo di chi portò la religione cristiana nella Marsica di alcuni suoi santi, come San Cesidio da Trasacco.