Category: Storia

Un tè con i Greci, il mito

Un tè con i Greci, il mito

“ Sei un mito, sei un mito per me.. ” cantavano gli 883. Ma cosa sono questi miti? In un ipotetico tè del pomeriggio spiegheremo in breve l’origine e l’attualità del mito.

Immaginiamoci di essere seduti all’interno di un locale di Atene e dalla finestra dove siamo seduti si possono osservare le meraviglie dell’antica Acropoli, il nostro silenzio viene improvvisamente interrotto dal vociare di un gruppo di ragazzi che parlano del nuovo calciatore dell’AEK Atene, della nuova cantante e del nuovo attore. Il cameriere greco che ci porta il tè ci parla di come il significato del mito che avevano i suoi antichi avi ellenici non era scomparso. Quelle frasi ci portano alla classica domanda, ma cos’è il mito?

Prometeo

“ Dal punto di vista della sua forma – scrive Angelo Brelich- il mito è originariamente una tradizione orale della società “ . Il mito è una narrazione di una storia oppure di un personaggio investito di una sorta di forma sacra; ovvero il racconto che verrà narrato nel mito è sacro perché c’è la presenza di una divinità. Le parole di Brelich ci portano all’interno della forma di cui i miti venivano divulgati; forma orale e successivamente tramite la forma scritta. Esistono tre modi diversi di osservare il mito:  il mito cosmico: un mito che narra la vicenda della creazione dell’universo, il mito eziologico: un mito che ruota all’origine del nome (esempio: Delfi, Roma..), il mito storico: un mito che ruota attorno all’origine di una città oppure di un popolo.

Notate qualcosa di simile nei nostri giorni così moderni e tecnologici? Ora il mito si è evoluta, da eroe semidio si è trasformato in calciatori, veline, tronisti, attori, cantanti: i tempi non sono poi così cambiati. “ Sei un mito, sei un mito per me, perché vivi e non racconti in giro le favole.. “ con le parole degli 883 continuiamo nel sorseggiare il nostro tè pensando al mito.

Antonio, guerriero di Dio

Antonio, guerriero di Dio

I miracoli di uno dei santi più amati e venerati dalla storia della chiesa cattolica

Abbiamo da poco celebrato la festività di Sant’Antonio di Padova un santo tanto caro alla cattolicità popolare tanto da esser definito affettuosamente “ Il Santo Dei Miracoli “. La fama del frate portoghese oltre alla sua predicazione è stata anche favorita dai suoi innumerevoli miracoli che hanno affascinato l’Italia e l’Europa degli anni ’20 e ’30 del 1200. In questo articolo oggi descriveremo due dei suoi miracoli; la mula e la predica ai pesci, due esempi che ci porteranno alla scoperta di una personalità tanto grande.

“Il meraviglioso vassallo dello Spirito Santo – si legge nel XXXIX capitolo dei Fioretti di San Francesco – messer Santo Antonio da Padova uno degli eletti discepoli e compagni di Santo Francesco”.

Il primo miracolo di cui parleremo è quello relativo al Miracolo eucaristico della Mula di Rimini. Siamo nel 1223 nella città dell’Emilia Romagna, frate Antonio si trovava lì per tenere una serie di prediche sull’eucarestia proprio in quella città assediata dagli eretici. Proprio uno di loro, tale Bonovillo molto probabilmente un cataro sfidò il frate portoghese ed il mezzo di questa sfida fu la sua mula. L’animale, messo al centro dell’attenzione e mal nutrita dopo tre giorni di digiuno, si trovò dinanzi a due scelte: Antonio con il Santissimo Sacramento ed il padrone con il fieno. La mula si inginocchiò dinanzi all’Eucarestia.

Il secondo miracolo di cui concluderemo questo articolo raffigura Antonio che percorre le strade della predicazione di San Francesco d’Assisi. Siamo ancora a Rimini, una città dove “era una gran moltitudine di eretici ” come ci narrano i Fioretti di San Francesco. Fra Antonio si ritrovò incredibilmente solo, nessuno lo volle ascoltare per paura di esser convertito, allora decise lungo la costa cominciando a predicare ai pesci. “ Udite la parola di Dio voi, pesci del mare e del fiume, dappoi che gli infedeli eretici la schifano” (fioretti di San Francesco cap. XL). E subito “ vennero alla riva a lui una moltitudine di pesci”.

Gli episodi descritti sembrano essere fantasiosi ed irreali, ma se grattiamo via la patina del fantastico troveremo il vero spirito di Antonio di Padova: quello del predicatore e del teologo. Nell’episodio della mula osserviamo il frate portoghese nella veste di colui che combatte le eresie tramite la spiegazione teologica e pratica dell’eucarestia. Nella predica ai pesci, Antonio si ricollega alla predicazione del suo maestro Francesco d’Assisi utilizzando lo stesso schema. Ma c’è un particolare che ci può saltare agli occhi dell’attenzione; Francesco predica agli uccelli, che cantano il suo messaggio dopo averlo ascoltato, per Antonio la cosa è molto diversa. Il messaggio rivolto ai pesci permette solo un’azione, ed è quella dell’ascolto attento della parola, l’ascolto che si mette in pratica.

L’ULTIMO RE MACEDONE

L’ULTIMO RE MACEDONE

Re Perseo di Macedonia ed il definitivo tramonto della prestigiosa monarchia macedone

Percorrendo la strada che porta da Avezzano (provincia di L’Aquila) al grazioso comune di Magliano dè Marsi (provincia di L’Aquila), a ridosso del centro abitato, c’è la presenza di un’anonima impronta archeologica. Spesse volte ricoperta da una vegetazione che ne alimenta ancora di più il suo mistero. Per gli abitanti di Magliano e non solo viene comunemente denominata la “ tomba di re Perseo di Macedonia ” anche se non si hanno ne riscontri archeologici e ne documentari che ne attestano la sua effettiva presenza. Ma allora perché si parla dell’ultimo re di Macedonia in una zona della Marsica?

Allora, proviamo un secondo ad andare indietro nel tempo così da alimentare la nostra curiosità storica. Siamo nel 168 a.C in Tessaglia e stiamo per assistere ad uno scontro di proporzioni epiche: da una parte possiamo osservare Lucio Emilio Paolo rappresentate della Repubblica Romana con i suoi legionari ed i suoi alleati. Dall’altra osserviamo Re Perseo di Macedonia, figlio di Filippo V, ultimo rappresentate della gloriosa dinastia macedone che regnava su gli ex domini del grande Alessandro Magno. Erano circa le 15 del pomeriggio, come ci racconta lo storico greco Plutarco nelle Vite Parallele parlando di Emilio Paolo, quando iniziò la feroce battaglia. La falange macedone, una delle migliori tattiche militari dell’epoca, adoperata dal re macedone stava rispecchiando la sua infallibilità e lo stava facendo ai danni sia dei romani che dei loro alleati italici (come i Peligni ed i Marrucini). Emilio Paolo, sentendo prossima la sconfitta del suo esercito decise una ritirata strategica.

La falange macedone sentendo l’odore della vittoria li inseguì, cadendo così nella trappola del console romano. In un’area pianeggiante, i legionari romani massacrarono letteralmente i soldati della falange; fu un vero e proprio shock psicologico per i macedoni. Morirono circa 20.000 soldati ed anche molti furono i prigionieri che verranno venduti in tutti i mercati di schiavi dell’impero. Perseo decise di scappare, ma fu catturato nella città di Samotracia e condotto come trofeo nella città di Roma. Da quel momento, l’ex reale ridotto all’ombra di se stesso venne condotto nella colonia latina di Alba Fucens (frazione del comune di Massa d’Albe in provincia di L’Aquila) dove morì nel 166 a.C in prigionia. Da quel momento nacque il mito del luogo di sepoltura del re. Nel 2005 una delegazione archeologica proveniente della Macedonia visitò la presunta tomba del re, facendo così infuriare il governo greco, visto che Perseo nacque molto probabilmente in territorio greco. Antiche e sempre nuove battaglie.