Category: Soria dei santi

Storia di Santi, Rosalia, una rosa senza spine

Storia di Santi, Rosalia, una rosa senza spine

E’ considerata la santa protettrice della città di Palermo, da quando nel lontano 1625 la salvo da un’epidemia di peste..

La “ Storia di Santi “ che oggi vi proponiamo narra le vicende umane di una delle sante più amate e più venerate di Palermo: Santa Rosalia. Brevemente in questo articolo descriveremo la vita, gli esempi e la santità che hanno portato Rosalia ad essere una figura di santità molto venerata.

“Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”. (Mt 16,24-25)

Dipinto di Anthony van Dyck rappresentate Santa Rosalia

Questa frase evangelica, tratta dal sedicesimo capitolo del vangelo di Matteo, descrive molto bene la vita di questa giovane santa siciliana. La storia di Rosalia inizia prima della sua nascita, quando al sovrano Ruggero II d’Altavilla ebbe una visione nella quale si annunciava la nascita, nella sua casata di una rosa senza spine. E quella Rosa fu proprio Rosalia. La santa nacque nel 1130 a Palermo da Sinibaldo De Sinibaldi discendente di Carlo Magno e dei Conti della Marsica (quindi anche di origine abruzzese) e da Maria Guiscardi d’origine normanna. La giovane per bellezza ed intelligenza divenne, nel 1149 damigella della regina Sibilla seconda moglie di re Ruggero II.

Un giorno successe un fatto che stava per stravolgere la vita della giovane Rosalia: in una battuta di caccia, il re venne aggredito da una belva feroce. Venne salvato da un tale di nome Baldovino; come si usava in quel tempo, il re ricompensò il suo salvatore dandogli in sposa proprio la giovane Rosalia. Sua nipote accettò con obbedienza le decisioni dello zio, ma dentro il suo cuore sentiva più forte la chiamata di un altro sposo, Cristo. Si narra che il giorno prima delle nozze, la ragazza si tagliò le sue belle trecce – aveva dei bellissimi capelli biondi- dandole allo zio e rifiutando il matrimonio.

All’età di 15 anni la giovane Rosalia entrò nel monastero del SS. Salvatore di Palermo; ma quella non fu proprio la vita che sognava. Come i padri del deserto prima di lei, scelse la via di servire Cristo nella solitudine; la sua scelta cadde su una grotta presso Santo Stefano Quisquina. Visse li per circa 12 anni ed abbiamo una sua presenza epigrafica dove possiamo leggere: “Io Rosalia di Sinibaldo, figlia del Signore della Quisquina e del Monte delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta”. Sotto pressione della regina Margherita di Navarra, la santa si trasferì a Palermo presso la grotta sul monte Pellegrino dove si spese il 4 settembre del 1170.

La Santuzza continua a vegliare la sua amata Palermo, proteggendola da ogni pericolo come fece quel 9 giugno del 1625 quando le sue reliquie salvarono la città dalla peste.

Storia di Santi: Filippo Neri, il giullare di Dio

Storia di Santi: Filippo Neri, il giullare di Dio

“ Scrupoli e malinconia, lontani da casa mia”, la figura di Filippo Neri è tutt’ora viva nel vasto panorama della santità italiana e non solo.

Nell’odierno articolo di “ Storia di Santi “ parleremo del santo della gioia e della felicità: San Filippo Neri. Tutti noi conosciamo questa splendida figura dall’opera dell’Oratorio da egli creata oppure dalla pellicole cinematografiche con Johnny Dorelli ( State Buoni… Se potete) o quella recente con Gigi Proietti (Preferisco il Paradio). Filippo Neri portava la gioia del Cristo in una Roma (e in un mondo) pieno di cambiamenti, affrontando i problemi con un sorriso: una lezione che oggi dovremo imparare bene.

“Figliuoli, state allegri, state allegri!! Voglio che non facciate peccati, ma che siete allegri.” (San Filippo Neri)

San Filippo Neri

Per quello che si pensa nella cultura popolare, Filippo Neri non è nato a Roma, ma era un fiorentino verace. Egli era nato in un quartiere popoloso della Firenze del ‘500 dal notaio Giovanni e da Lucrezia da Mosciano che morì quando Filippo era piccolo. Il giovane crebbe con il padre che gli insegno qualche nozione di scrittura e letteratura e con la matrigna che incredibilmente gli voleva un gran bene. Filippo aveva un carattere docile e sempre pronto alla burla e allo scherzo, tanto che gli appiopparono il soprannome “ Pippo Buono “ che si porterà per tutta la vita: ciò ce lo racconta la sorella Elisabetta. Inizialmente il giovane non ebbe ne desiderio di vocazione e ne una fede salda, fu Roma che gli entrò nell’anima e soprattutto i giovani più sfortunati.

Nel 1548 con padre Persiano Rosa collaborò alla fondazione della Confraternita della Trinità che si occupava del soccorso agli indigenti ed il ristoro per i pellegrini. Venne ordinato sacerdote nel 1553 e si dedicò subito all’aiuto dei giovani e dei diseredati ed organizzò il primo nucleo dell’Oratorio. La fama di Pippo Buono si espanse per tutta Roma, la sua carità e la sua gioia furono d’ispirazione per molti giovani che lo seguivano: pensiamo a Cesare Baronio, suo successore e futuro cardinale. Il suo vivere nella caotica Roma del ‘500 non gli faceva perdere il senso del vivere da eremita all’intero di una grande realtà.

Su Filippo conosciamo tanti aneddoti che ci possono far strappare un bel sorriso: ne elencheremo alcuni come quello della celebrazione della Santa Messa, quella del cappello cardinalizio e quella del suo fedele mistico. Filippo era solito celebre messa con i suoi ragazzi dell’oratorio e siccome si sentiva indegno nel celebrare il divino mistero dell’eucarestia era solito mettere una gabbia di uccellini nella sacrestia e quando alzava il corpo di Cristo i suoi uccellini cantavano facendolo distrarre.

Il cappello cardinalizio appartenuto al successore di Filippo, Cesare Baronio

La fama di Filippo era grande, oltre alla tanta invidia che suscitava negli ambianti alti della Roma dell’epoca, aveva tantissimi ammiratori: papi, cardinali, principi e gente comune. Fu proprio lui che convinse papa Clemente VIII nell’assolvere il re francese Enrico IV di Navarra. Proprio per questa grande collaborazione il papa decise di premiarlo, creandolo cardinale: quando il messo papale arrivò nella chiesa di San Girolamo (dove Filippo viveva) e gli portò il cappello cardinalizio, Filippo lo prese e lo buttò in aria dicendo: “ Preferisco il Paradiso “.

Il santo non esitava nel confessare tutto il giorno i fedeli, ed a quanti giungeva la riconciliazione dovuta al sacramento della confessione egli faceva porre la testa sul suo petto e tutti si calmavano. Una pace che veniva solo da Cristo. Tra i molti fedeli c’era sempre qualcuno che si credeva mistico, proprio come Filippo, ad uno di essi gli disse: “ Figliolo caro, per raggiunger le virtù più belle, e tu le sai fare le puzze con le ascelle?”.

Filippo morì il 26 maggio del 1593 assistito dal suo amico il cardinal Federigo Borromeo (di manzoniana memoria). Qualche anno dopo, alcuni medici fecero una ricognizione sul suo corpo notarono che la gabbia toracica era spaccata nel centro e c’era un grande cuore: difatti San Filippo Neri è il patrono per chi è affetto da problemi cardiaci ed è anche uno dei santi patroni della città di Roma (insieme agli apostoli Pietro e Paolo).

“ State boni – ed a bassa voce diceva ai suoi ragazzi – se potete”

“ Marsicana”: il Cristianesimo nella Marsica

“ Marsicana”: il Cristianesimo nella Marsica

La storia della conversione del fiero popolo Marsicano al dolce messaggio di Cristo. I suoi Santi e le loro vicende umane.

Oggi nel nuovo articolo di “ Marsicana “ parleremo della diffusione del cristianesimo nella Marsica una terra misteriosa posta nel cuore della provincia dell’Aquila in Abruzzo. E lo faremo descrivendone alcuni dei suoi santi principali: San Marco Galileo, san Cesidio e Rufino ed il primo papa figlio della Marsica, Bonifacio IV.

«Dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa; dove c’è la Chiesa, lì non c’è affatto morte ma vita eterna» (S. Ambrogio, Enarrationes in Psalmos).

San Marco Galileo

Le parole del vescovo Ambrogio di Milano ci aprono la strada nel comprendere al meglio le vicende che legano il messaggio cristiano nelle prime comunità della provincia Valeria. Dobbiamo affermare che la diffusione della nuova religione, rispetto a Roma oppure ad altre province dell’impero, fu molto lenta nella Marsica: un rallentamento causato dalla frammentazione dei centri urbani. Nella Marsica abbiamo due grandi città Alba Fucens e Marruvium (l’odierna San Benedetto dei Marsi) dove si svilupparono, in modo molto tardo, solide comunità cristiane. Abbiamo menzione che durante le guerre greco-gotiche ed il successivo periodo longobardo del ducato di Spoleto, nella Marsica, erano ancora presenti molti pagani. Fu grazie al sacrificio non solo materiale ma anche di sangue dei monaci benedettini nel riportare i fedeli della terra marsicana sul sentiero di Cristo. Secondo alcuni studiosi, il vescovo Giovanni dei Marsi partecipò al secondo concilio di Costantinopoli (533 d.C), convocato dall’imperatore Giustiniano per contrastare l’eresia del Monofisita.

Ma chi portò il cristianesimo nella Marsica? Fu un romano, di nome Marco Galileo (o di Atina), seguace del principe degli apostoli Pietro che lo ordinò vescovo; egli tramite la Tiburtina Valeria (nota strada) portò il dolce messaggio di Cristo nella terra dei Marsi. Marco fu il primo vescovo dei Marsi, evangelizzò la Marsica, il basso Lazio e parte della Campania prima di esser martirizzato dal tremendo imperatore Domiziano. (la sua memoria è celebrata il 28 aprile)

San Rufino e Cesidio, affresco conservato nella cripta della Basilica di San Cesidio in Trasacco (AQ)

Il secondo vescovo dei Marsi fu San Rufino (che fu anche il primo vescovo della città di Assisi): perché abbiamo citato il vescovo Rufino? Perché fu il padre di uno dei santi principali della cristianità marsicana: San Cesidio da Trasacco. Originari di Amasya (nell’attuale Turchia) furono incarcerati per la loro fede in Cristo, dopo aver convertito il proconsole di quella zona scapparono in Italia e si rifugiarono nella Marsica. Qui fondarono, nella città di Transaquas (l’odierna Trasacco in provincia dell’Aquila), presso un’antica struttura imperiale in disuso, una prima chiesa. Quando Rufino venne martirizzato vicino Bastia Umbra (in provincia di Perugia nel borgo di Costano), suo figlio Cesidio ne traslò il corpo portandolo a Trasacco. Cesidio venne ucciso mentre celebrava messa insieme a Placido suo compagno del martirio; i loro corpi vengono conservati a Trasacco. Sulla figura di Cesidio si è parlato molto, anche a livello locale soprattutto prendendo in considerazione un tratto dei dialoghi di San Gregorio Magno nella quale parla del martirio di due monaci benedettini e la decapitazione di un venerabile diacono ad opera dei Goti. (la sua memoria è celebrata il 31 agosto).

Papa San Bonifacio IV

In ultimo, e non perché è il meno importante, parleremo della figura di Bonifacio IV primo papa originario della terra dei Marsi. Bonifacio, figlio di un medico di nome Giovanni era originario di Marruvium (secondo alcune fonti storiche) ascese al soglio di Pietro da monaco. Nei Liber Pontificalis (un’importante documento nella quale, oltre alla vita dei pontefici, si narrano le vicende storiche) si legge che il ministero di papa Bonifacio IV venne sconvolto da carestie, epidemie e inondazioni del Tevere. Ma sappiamo anche la data dell’elezione, il 25 agosto del 608. Egli fu il papa che trasformò in chiesa il Pantheon dedicandolo al culto di Santa Maria Regina dei Martiri (il 13 maggio del 603 d.C sempre secondo i Liber Pontificalis) ed istituti la Festa di tutti i Santi, che inizialmente era il 13 maggio ma poi, con papa Gregorio III venne spostata il 1° novembre. (la sua memoria si celebra l’8 maggio).

Nel prossimo numero di “ Marsicana “ ci addentreremo nelle bellezze della Marsica, parlando di Tagliacozzo.

Storia di santi: Genoveffa da Parigi, la santa dalle guance bianche

Storia di santi: Genoveffa da Parigi, la santa dalle guance bianche

E’ considerata la santa patrona della meravigliosa città di Parigi fin dal 1120 quando miracolosamente intervenne nel far cessare un’epidemia di peste.

In questo secondo articolo di “ Storie di Santi ” parleremo della vita di una santa che in pochi realmente conoscono: Genoveffa da Parigi. Leggendo questo nome, la nostra memoria quasi fiabesca, ci porta a considerare coloro che portano questo nome fossero di brutto aspetto; Genoveffa da Parigi era l’opposto, era bellissima ed era una donna che non si è fatta mai mettere i piedi in testa.

“A Parigi, in Francia, deposizione di santa Genoveffa, vergine di Nanterre, che a quindici anni, su invito di san Germano vescovo di Auxerre, prese il velo delle vergini, confortò gli abitanti della città atterriti dalle incursioni degli Unni e soccorse i suoi concittadini in tempo di carestia”.

Santa Genoveffa da Parigi

Il breve testo riportato qui sopra è estratto dalle pagine del Martirologio romano nel giorno dedicato alla sua memoria, il 3 gennaio. Genoveffa, che dalla lingua celtica si traduce “dalle bianche guancia” visse tra il 422 ed il 502 d.C in una Gallia in profonda trasformazione sia politica e sia societaria. Figlia del magistrato romano Severius e di Gerondia donna franca visse in un villaggio nei pressi di Lutetia (città che i Franchi trasformeranno in Parigi) entrò subito in contatto con l’ambiente cristiano. Nella Vita Genovefae – uno scritto che narra le vicende biografiche della santa scritto vent’anni dopo la morte- si legge che la piccola incontro lungo la sua strada il vescovo San Germano di Auxerre e San Lupo di Troyes che si dirigevano in Bretannia per convertire i pagani. Il vescovo Germano, ponendo le sue mani nel capo di Genoveffa per benedirla le rivelò la sua futura santità. All’età di 16 anni, quando tutte le sue coetanee si sposavano, la ragazza decise di consacrare la sua vita a Cristo; questa sua scelta venne accompagnata dal suo forte carattere e dalla sua grande intelligenza. La sua forza d’animo incoraggiava i suoi concittadini nei momenti di maggior pericolo, come avvenne nel 451 d.C quando Parigi venne assediata dagli Unni del tremendo Attila. «Che gli uomini fuggano, se vogliono e se non sono più capaci di battersi. Noi donne pregheremo Iddio così tanto che ascolterà le nostre suppliche» questa frase attribuita a Genoveffa, fa capire il coraggio di questa grande donna. Molto diverso fu l’atteggiamento durante l’assedio, cinque anni dopo, dei Franchi. Genoveffa vedeva in loro qualcosa di diverso, nonostante ciò durante l’assedio del re Childerico I, la santa non esitò nel navigare il fiume Senna per cercare i viveri per la sua amata Parigi: e nel tragitto compiva prodigiosi miracoli. Tanto che la sua fama di santità giunse anche nell’oriente, grazie a commercianti parigini: San Simone Stilita ebbe una visione su di lei e chiese che la donna pregasse per lui.

Con la conversione del re dei Franchi Clodoevo, fondatore della dinastia dei Merovingi, Genoveffa vide una benedizione per la sua terra e questo miracolo lo si vide nella battaglia di Zùlpich dove si affrontarono Franchi contro Alemanni con la vittoria di Re Clodoevo. Tutta la vita di Genoveffa fu una continua dedicazione all’ascesi, alla preghiera e alle visioni che costantemente si avveravano e che spesse volte la mettevano contro i propri concittadini. Genoveffa morì all’età di 90 anni nella suo eremo il 3 gennaio del 502 d.C.

Storie di Santi: Pietro, principe degli Apostoli e Paolo, l’apostolo delle genti

Storie di Santi: Pietro, principe degli Apostoli e Paolo, l’apostolo delle genti

Sono le due colonne che sorreggono il cristianesimo, caratterialmente agli apposti ma uniti tra loro nell’amore in Cristo.

Nel primo articolo delle “Storie di Santi” parleremo di due colonne che sostengono il cristianesimo da 2.000 anni, di due uomini divisi dal loro carattere ma uniti in Cristo: stiamo parlando di Pietro e Paolo. Nella giornata di ieri venerdì 29 giugno abbiamo festeggiato la loro nascita in cielo e proprio in ricordo del loro martirio, in questo articolo parleremo sia del periodo in cui si trovavano nella città di Roma e sia del loro martirio.

“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del Mondo” (Matteo 28,20)

L’apostolo Pietro rappresenta in pieno l’umanità di colui che crede: dall’iniziale paura fino alla “scossa” e dal coraggio che da il messaggio di Cristo. Ma cosa sappiamo della presenza di Pietro a Roma? Secondo la testimonianza del vescovo Papia di Garapoli (nell’odierna Turchia), riportato dallo storico cristiano Eusebio da Cesarea, parla della presenza a Roma di Pietro durante gli ultimi anni di regno dell’imperatore Claudio. Di questa permanenza ne parlano altri storici e scrittori cristiani, ne parla sia Clemente Alessandrino e sia Ireneo di Lione. Nonostante ciò, le fonti ufficiali – e per fonti ufficiali parliamo delle scritture del Nuovo Testamento- come gli Atti degli Apostoli non tratta la presenza di Pietro a Roma e Lattanzio (altro scrittore e storico cristiano) parla della presenza del principe degli apostoli a Roma nei primi anni del regno dell’imperatore Nerone. Nel capitolo V degli “Atti di Pietro” (un testo cristiano del II secolo d.C probabilmente redatto da Lucio Carinio discepolo dell’apostolo Giovanni) si legge: “anche Teone seguì Pietro a Roma, condotto da Ariston nella casa del presbitero Narcisso”. Qui abbiamo una sorta di autenticità della presenza pietrina nella Roma della dinastia giulio-claudia. Pietro venne incarcerato per ben due volte a causa della sua predicazione, la prima volta riuscì a fuggire, mentre la seconda volta non fu fortunato. Lungo la via Appia, mentre fuggiva dopo esser scappato la prima volta dal carcere, si trovò dinanzi al mistero di Cristo. “ Domine, quo vadis?” domanda l’apostolo ed il Signore rispose: “Eo Romam iterun crucifigi”- Pietro: Signore, dove vai? E Gesù: Vado a Roma per essere crocifisso nuovamente- quella risposta fece ricordare a Pietro ciò che Cristo gli disse sul lago di Tiberiade: “Quando eri giovane ti cingevi le vesti e andavi dove volevi, quando sarai vecchio tenderai le mani e un altro ti porterà dove tu non vorrai (Giovanni, 21,18). Pietro venne martirizzato tra il 64 e il 67 d. C e gli “Atti di Pietro” ci descrivono la sua morte che è avvenuto tram

Petrus Eni (Pietro è Qui) incisione che reca il nome di San Pietro (Vaticano)

ite crocifissione a testa in giù. “ Io ve lo chiedo, o esecutori! Crocifiggetemi così: con la testa in basso e non diversamente! Il motivo lo dirò a quelli che mi ascoltano. “Uomini che avete il compito di ascoltare, udite ciò ch’io vi annunzio, soprattutto in questo momento in cui sono crocifisso! Comprendete il mistero di tutta la natura e quale è stato il principio di ogni cosa! Dunque, il primo uomo, della cui stirpe io, precipitato con la testa in basso, porto l’immagine, manifestò una natura diversa da quella che aveva una volta: non avendo movimento, è morta. Egli aveva gettato a terra il suo stato primitivo e, così rovesciato, organizzò tutto l’ordine di questo mondo: sospeso secondo l’immagine della sua vocazione, fece vedere destra la sinistra e la sinistra destra; cambiò tutti i segni della sua natura tanto da considerare bello ciò che non lo è, e buono ciò che è cattivo” (Atti di Pietro 38-39). La tomba di Pietro divenne meta di pellegrinaggi e da li sorgeranno sia la basilica costantiniana e sia l’attuale basilica di San Pietro.

Ricostruzione del volto di San Paolo Apostolo

Paolo di Tarso, l’apostolo delle genti dimostra che il bene vince sempre sul male: da grande persecutore del cristianesimo nascente si tramutò nel grande annunciatore del messaggio di Cristo. E questo mutamento si percepì sia nel modo di vivere dell’apostolo e sia nel suo nome (da Saulo a Paolo) “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in Me (Galati 2;20). Turco d’origine ma romano di cittadinanza divenne il più grande ambasciatore del messaggio evangelico: l’appellativo apostolo delle genti non è stato coniato a caso. Conosciamo San Paolo per le sue stupende lettere e per il suo continuo viaggiare ma in pochi conoscono gli ultimi istanti della sua vita. Secondo una tradizione cristiana, Paolo morì decapitato – diciamo che era un premio riservato a coloro che erano in possesso della cittadinanza romana- lo stesso anno e lo stesso giorno dell’apostolo Pietro presso Aquae Salviae. Negli “Atti di Pietro” leggiamo che successivamente alla decapitazione dell’apostolo i tre soldati autori dell’omicidio, Perpetua donna romana guarita dal mantello di Paolo si convertirono e morirono poco dopo.

“ Il cammino dei santi apostoli e martiri di Cristo Pietro e Paolo ebbe fine il 29 giugno, quello dei tre soldati il 2 luglio, e quello di Perpetua e Potenziana il giorno 8 dello stesso mese di luglio. Per la grazia e l’amore verso gli uomini del Signore nostro Gesù Cristo al quale con il Padre e lo Spirito santo, sia gloria, potenza e onore adesso e in eterno, nei secoli dei secoli. Amen. “

Antonio, guerriero di Dio

Antonio, guerriero di Dio

I miracoli di uno dei santi più amati e venerati dalla storia della chiesa cattolica

Abbiamo da poco celebrato la festività di Sant’Antonio di Padova un santo tanto caro alla cattolicità popolare tanto da esser definito affettuosamente “ Il Santo Dei Miracoli “. La fama del frate portoghese oltre alla sua predicazione è stata anche favorita dai suoi innumerevoli miracoli che hanno affascinato l’Italia e l’Europa degli anni ’20 e ’30 del 1200. In questo articolo oggi descriveremo due dei suoi miracoli; la mula e la predica ai pesci, due esempi che ci porteranno alla scoperta di una personalità tanto grande.

“Il meraviglioso vassallo dello Spirito Santo – si legge nel XXXIX capitolo dei Fioretti di San Francesco – messer Santo Antonio da Padova uno degli eletti discepoli e compagni di Santo Francesco”.

Il primo miracolo di cui parleremo è quello relativo al Miracolo eucaristico della Mula di Rimini. Siamo nel 1223 nella città dell’Emilia Romagna, frate Antonio si trovava lì per tenere una serie di prediche sull’eucarestia proprio in quella città assediata dagli eretici. Proprio uno di loro, tale Bonovillo molto probabilmente un cataro sfidò il frate portoghese ed il mezzo di questa sfida fu la sua mula. L’animale, messo al centro dell’attenzione e mal nutrita dopo tre giorni di digiuno, si trovò dinanzi a due scelte: Antonio con il Santissimo Sacramento ed il padrone con il fieno. La mula si inginocchiò dinanzi all’Eucarestia.

Il secondo miracolo di cui concluderemo questo articolo raffigura Antonio che percorre le strade della predicazione di San Francesco d’Assisi. Siamo ancora a Rimini, una città dove “era una gran moltitudine di eretici ” come ci narrano i Fioretti di San Francesco. Fra Antonio si ritrovò incredibilmente solo, nessuno lo volle ascoltare per paura di esser convertito, allora decise lungo la costa cominciando a predicare ai pesci. “ Udite la parola di Dio voi, pesci del mare e del fiume, dappoi che gli infedeli eretici la schifano” (fioretti di San Francesco cap. XL). E subito “ vennero alla riva a lui una moltitudine di pesci”.

Gli episodi descritti sembrano essere fantasiosi ed irreali, ma se grattiamo via la patina del fantastico troveremo il vero spirito di Antonio di Padova: quello del predicatore e del teologo. Nell’episodio della mula osserviamo il frate portoghese nella veste di colui che combatte le eresie tramite la spiegazione teologica e pratica dell’eucarestia. Nella predica ai pesci, Antonio si ricollega alla predicazione del suo maestro Francesco d’Assisi utilizzando lo stesso schema. Ma c’è un particolare che ci può saltare agli occhi dell’attenzione; Francesco predica agli uccelli, che cantano il suo messaggio dopo averlo ascoltato, per Antonio la cosa è molto diversa. Il messaggio rivolto ai pesci permette solo un’azione, ed è quella dell’ascolto attento della parola, l’ascolto che si mette in pratica.