Category: Storie del lunedì

Le storie del lunedì: la nascita del rossetto

Le storie del lunedì: la nascita del rossetto

E’ uno dei canoni della bellezza e della moda femminile, ma realmente sappiamo da quando esiste il rossetto?

Perdonatemi per la mia assenza, ma per ovvi motivi estivi ho deciso di fermarmi alcuni giorni per riposare e per trovare qualche idea in più. Nell’odierno articolo delle storie del lunedì ci soffermeremo all’interno del mondo femminile parlando dell’origine del rossetto descrivendone la storia che dall’antichità arriva sino ai nostri giorni.

Se siete tristi, se avete un problema sentimentale, truccatevi, mettete il rossetto rosso alle labbra e attaccate! (Coco Chanel)

Le parole di Coco Chanel ci indicano la duplice valenza che può possedere il rossetto indossato da una donna; ovvero quello della bellezza e quello della forza che sono le donne hanno. Ma sappiamo realmente quando è nato questo cosmetico? Alcuni scavi archeologici condotti nella città sumera di Ur hanno rinvenuto una tomba appartenente alla regina Puabi. All’interno della sepoltura, databile tra il 2000 e 2500 a.C, è stato rinvenuto un prezioso cofanetto in oro nel cui interno è stata trovata una sostanza misteriosa. Analizzandola in laboratorio è emerso che era composta da semi di sesamo e pigmenti di rosa: era l’antenato del rossetto? Umm difficile da dire.

Spostandoci nell’antico Egitto, ancora una volta l’archeologia ci viene in aiuto: tramite ritrovamenti di suppellettili e di geroglifici si è potuto affermare che le donne utilizzassero il rossetto. Nel periodo Tolemaico – verso la fine dell’autonomia egiziana e della successiva conquista romana- la regina Cleopatra era solita abbellirsi il volto con una sostanza che annerisse sia gli occhi e sia le labbra, formato da un mix di estratti di coleotteri e di formiche.

Volto dipinto rinvenuto del Fayyum (Egitto)

E’ pienamente risaputo che le matrone romane, rispetto alle altre donne dell’antichità erano molto più vanitose, utilizzavano il rossetto sia per conquistare gli uomini e per apparire secondo la loro classe sociale. La sostanza che utilizzavano per abbellirsi le labbra era un composto che per noi “moderni” ci rabbrividisce: era formato da bacche e sangue di piccione.

La storia ci porta verso il 1600 in Inghilterra, qui la regina Elisabetta I era solita abbellirsi le labbra con un rossetto a forma di bastoncino: un gesto che sottolineava incredibilmente il suo potere. Però, sempre in Inghilterra – siamo nel 1770- il parlamento britannico ne vietò l’utilizzo perché, secondo alcuni, deviava la fedeltà degli uomini sposati. Robe dell’altro mondo.

Fu successivamente alla Grande Guerra che il rossetto tornò di moda tra le donne, e questo è stato favorito dall’ingresso nella società del cinema: qui le attrici erano solite usare il rossetto.

“Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.”

Le storie del lunedì: “Prendo il giornale e arrivo”

Le storie del lunedì: “Prendo il giornale e arrivo”

Sono considerati i nostri quotidiani informatori di notizie dall’Italia e dal Mondo: ma sappiamo realmente quando sono stati inventati i giornali?

Nelle “ Storie del Lunedì “ di oggi parleremo di qualcosa che è entrato di prepotenza all’interno della quotidianità dell’essere umano, specialmente la mattina quando ci sediamo in un bar nel prenderci un caffè: il giornale. Dobbiamo considerare che l’evoluzione dell’informazione sta facendo notevoli passi da gigante, portando la carta stampata in un ruolo di nicchia, sostituta dall’avanzata dei nuovi mezzi di comunicazione. Ma la carta stampata possiede sempre il suo fascino specialmente quando si gira pagina, abbiamo una sorta di possesso della notizia; ma bando alle ciance, ora vi racconteremo le origini del giornale e della loro diffusione.

E guardando i giornali con un minimo di ironia, li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso vanno molto bene per accendere il fuoco o per andare al cesso. (Giorgio Gaber)

Il primo giornale stampato opera di Johann Carolus nel 1609

L’ironia di Gaber in queste frasi tratte della sua canzone “C’era una volta” se pur ci fanno sorridere mostra qualche fondo di verità, specialmente nella seconda frase quando si accenna al romanzo di fantasia. Il perché di questo accenno è molto semplice, il primo quotidiano, stampato all’inizio del XVIII secolo ( ovvero nel 1600 ) a Strasburgo (Francia) venne creato dal tipografo Johann Carolus. Il giornale creato da Carolus, diverso dai suoi coevi perché usciva due volte a settimana, veniva pubblicato in una tipografia dove venivano stampati i libri dell’epoca. Dal titolo Resoconto di tutte le notizie importanti e memorabili narrava le vicende che gli accadevano intorno.

Gli antenati dell’odierno giornale cartaceo venivano stampati, come ricordavamo prima, nelle tipografie e avevano delle dimensioni di 15×23 centimetri. Le colonne che oggi caratterizzano un quotidiano erano assenti: l’antico giornalista scriveva in una intera pagina (come avviene oggi per i giornali online) oppure, se il tipografo era bravo, venivano create due colonne. Una cosa che oggi ci farebbe tanta difficoltà è quella relativa all’assenza del nome del giornale: nei primi prototipi non esisteva il nome posto in alto. Il giornale non era un prodotto aperto a tutti, visto che poteva costare qualche soldino; la lunghezza era di quattro pagine tutte stampate in un verso solo – l’opzione fronte/retro venne adottata negli ultimi anni dell’800-. Anche la qualità della carta era scadente: veniva utilizzata un materiale grossolano di colore grigio e spesso di pessima qualità.

Alle de Nieuwe Tijdinghen 1619

Cosa potevamo leggere all’interno dei quotidiani dell’epoca? Principalmente le notizie riportate ruotavano intorno alle faccende dei reali dell’epoca oppure le guerre come nel quotidiano olandese Alle de Nieuwe Tijdinghen (“ Tutte le notizie “) che riportava la situazione bellica dei governatori spagnoli per la conquista dei Paesi Bassi settentrionali. Raramente si leggevano situazioni che oggi definiremo normale cronaca.

Il primo giornale che venne stampato con impaginatura moderna fu il quotidiano inglese Oxford gazette del 1665, mentre il primo annuncio pubblicitario venne inserito dal quotidiano francese la Gazette negli anni ’30 del 1600. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro primo giornale stampato fu il la Gazzetta di Mantova (tutt’ora esistente) fondata nel 1664.

Buona lettura ma sopratutto un buon lunedì mattina estivo a tutti voi.

“Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.”

Le Storie del Lunedì: la schiuma da barba

Le Storie del Lunedì: la schiuma da barba

E’ considerata un valido strumento per la bellezza maschile, che porta l’uomo a non assomigliare ad un profeta..

Nell’odierno numero delle “ Storie del Lunedì “ racconteremo la storia della nascita di uno dei prodotti per la bellezza maschile per eccellenza: la schiuma da barba. In anticipo chiediamo scusa alle nostre lettrici se oggi dedicheremo un po’ di tempo alle vicende del rasoio e alla nascita del sapone da barba. Ragazzi, uomini e tutti voi, ma sappiamo quanto è nata la schiuma da barba?

“La Barba non fa il filosofo” (Plutarco)

Rasoio etrusco

Beh, le parole dello storico greco – se pur criticabili oppure condivise per chi come me porta la barba- ci illustrano qualcosa di interessante: ovvero che nell’epoca in cui viveva lo storico c’erano tanti che si facevano crescere la barba e che non avevano l’aspetto (interiore) di un filosofo. Ma c’erano altri uomini che si rasavano completamente il viso prendendo l’aspetto di una delle statue che si potevano osservare o nel foro oppure nell’agorà. Le prime attestazioni sull’antenato della schiuma da barba l’abbiamo nell’antico Egitto e qui la storia si fonde con la rasatura: abbiamo molte rappresentazioni iconografiche ( i graffiti per intenderci ) dove si osservano scene di rasatura molto ben dettagliati. Il sapone che veniva utilizzato per agevolare il passaggio dei rasoi in bronzo veniva estratto da grassi animali ed oli vegetali che permetteva un risultato molto efficiente.

Con il passare del tempo, come per tutte le creazioni dell’essere umano, anche la schiuma da barba subì una sostanziale evoluzione. Siamo nel XII secolo, quando dalla Terra Santa venne portato in Europa (in Francia, Spagna e Italia) il Sapone di Aleppo un sapone ricavato dagli oli di oliva e di alloro che sarà anche l’antenato del noto sapone di Marsiglia. Questo sapone venne utilizzato anche per la rasatura medievale, ma non era poi così facile da usare visto che non favoriva lo scorrere del rasoio. Il XVIII secolo rappresentò un vero e proprio salto di qualità per chi desiderava radersi il viso: visto che in Europa e non solo, emersero aziende (piccole oppure grandi) dedite alla creazione di sapone per barba.

Ma nell’Inghilterra Vittoriana si ebbe la classica svolta! Grazie all’ingresso nel mondo commerciale di uno dei primissimi saponi da barba in tavoletta. Ebbe subito un grande successo dovuto alla sua schiuma densa e compatta che favoriva lo scorrimento del rasoio ed una perfetta rasatura. Con l’ingresso nel mondo commerciale della schiuma da barba spray, subito dopo il secondo conflitto mondiale, portò questo prodotto ad esser più facilmente commerciabile e soprattutto portò ad una ancor più semplice rasatura visto la continua evoluzione del materiale.

Non so voi, ma io nel leggere queste storie sulla schiuma e sapone da barba mi sta venendo la voglia di far suonare il mio rasoio.. anzi no, aspettate.. sono solo gli effetti del lunedì mattina!

Buon Lunedì.

“Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.”

Le storie del lunedì: l’origine dei biscotti

Le storie del lunedì: l’origine dei biscotti

Sono dolci, fragranti e protagonisti indiscussi della colazione casalinga. Da quanto tempo esistono i biscotti?

In questo nuovo articolo delle “Storie del lunedì” parleremo dell’origine storia di uno degli alimenti cardine della nostra italica colazione: i biscotti. Spesse volte non ci fermiamo nel pensare all’origine di un prodotto, in special modo di lunedì mattina, che da anni addolcisce il nostro risveglio. In pochi sanno che la storia del biscotto percorre la stessa strada delle vicende umane, in poche parole il biscotto è antico quanto l’uomo.

C. Brown: Vuoto? Hanno preso tutti i biscotti”;
Snoopy: Piangevano, volevano uscire dal barattolo.. Anche i biscotti soffrono di claustrofobia.

In questo simpaticissimo dialogo tra Charlie Brown e Snoopy di Charles M. Schulz si può percepire l’importanza di questo dolce così prelibato. Ma quando vennero inventati per la prima volta i biscotti? La storia inizia nell’antico Egitto quando i cuochi del faraone crearono dei dolci biscottati molto simpatici con lo scopo di far divertire il loro sovrano; e di questa presenza del biscotto ne abbiamo una documentazione geroglifica presente in alcune tombe. Nell’antica Grecia si cucinavano dei biscotti “ sacri “ che avevano delle figure antropomorfe di ispirazione sacra e che erano sempre presenti nella tavola di ogni singola Polis ellenica. Con l’avvento di Roma si può osservare una notevole consumazione di questo dolce e proprio dal latino deriva il suo nome: Biscotto ovvero cotto due volte. Questi dolci venivano preparati dai Pistores Dolciarii una sorta di pasticceri antichi che inizialmente creavano dei biscotti secchi con l’aggiunta di miele, vino e latte. Una volta che Roma si espanse nel resto del mediterraneo anche la fabbricazione dei biscotti subì una profonda mutazione: alla ricetta classica si aggiunsero spezie, frutta secca ed altri prodotti che provenivano dai diversi angoli dell’impero. Sappiamo che il grande poeta latino Orazio aveva la consuetudine di regalare ai sui miglior studenti dei biscotti molto buoni dal nome di Crustula. Anche per il legionario in guerra c’erano dei biscotti in dotazione nell’armamentario, erano i Buccellatum: una sorta di galletta che veniva consumata in momenti di pausa e molto simile a quella che viene consumata ancora oggi. Su questa sorta di galletta abbiamo una fonte documentaria del 31 a.C quando le truppe comandate da Marco Antonio consumavano questo tipo di biscotto.

Ma i Pistores Dolciarii con il passare del tempo subirono una profonda evoluzione che li portò a ideare dei biscotti che tutt’ora consumiamo seppur in modo diverso. Dalle loro cucine crearono l’Humus una sorta di progenitore della ciambella fritta che tutt’ora mangiamo con gusto ed i Globulus un pasticcino con il ripieno di mele. Anche durante le feste religiose gli antichi romani erano dediti alla creazione di dolci che venivano anche regalati ai sacerdoti – una tradizione che poi non è svanita nel tempo- erano i Crustulum.

“La vita è un biscotto ma se piove si scioglie” (dal film Una settimana da Dio). E con questo spirito storico vado a sgranocchiare qualche biscotto, buon lunedì.

“Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.”

“Le storie del lunedì”: il Cappuccino

“Le storie del lunedì”: il Cappuccino

Con schiuma oppure senza, con poco caffè oppure più scuro, con latte normale oppure di soia, preso al volo oppure degustato con calma. Il cappuccino è il sovrano indiscusso della colazione da bar: ma sappiamo realmente dov’è stato ideato per la prima volta?

In questo nuovo articolo delle “Storie del lunedì” parleremo del sovrano indiscusso della colazione, che sia nel bar oppure in casa; il cappuccino. Tempo fa in un noto social network girava un simpaticissimo post nella quale si vedeva una foto con dei frati cappuccini che bevevano il cappuccino all’interno di un bar. Ovviamente in quel post molto simpatico si faceva dell’ironia, ma in pochi sanno che c’è del vero in quella foto: ed è l’origine.

“Il beige è atmosfera. E’ avorio, è crema, è pane tostato, è cappuccino. E’ Magia” (Albert Hadley)

Come si sa, anche per acclamazione popolare, il cappuccino è una bevanda d’origine italiana e molto diffusa in tutto il Bel Paese. Una bevanda che il popolo italiano la consuma quotidianamente durante la prima parte del giorno, prima oppure dopo la colazione, a differenza dei popoli del Nord Europa che lo bevono anche durante il pranzo. Il nome “ Cappuccino “ deriva dal fatto che il colore di questa bevanda prefiguri lo stesso colore del saio di un frate cappuccino: leggendariamente uno di questi frati che ne ideò il concetto fu un tale Fra Marco d’Aviano. Fra Marco venne inviato da papa Innocenzo X nel 1683 a Vienna per creare una lega santa da contrapporre al nemico ottomano. E qui ritorna ancora una volta, come per il caffè ed il cornetto, l’elemento della Battaglia di Vienna. Proprio nel suo soggiorno viennese, fra Marco mentre degustava un po’ di caffè in una locale caffetteria d’altri tempi, sentendo che il caffè era troppo forte lo allungò con un po’ di latte. Da quel momento si creò una parola in lingua tedesca per identificare tale bevanda “ Kapunizer “ ovvero “ Cappuccino”. La fama del cappuccino si diffuse in tutto l’impero Austriaco dove si ideò una bevanda molto più speziata rispetto al canonico latte e caffè schiumato. Come per il cornetto ed il caffè, anche il cappuccino si diffuse molto velocemente in

Il Beato Fra Massimo d’Aviano

Italia dando il meglio di se e diventando il vero ed indiscusso sovrano della colazione.

“Vogliamo l’amore, la fama, la gloria, la ricchezza ma prima di tutto un cornetto e cappuccino” (Cit. RubinoMauro) buon lunedì e buon cappuccino.

“Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.”

Le storie del lunedì: l’origine del caffè espresso

Le storie del lunedì: l’origine del caffè espresso

Il lunedì si affronta meglio iniziando la giornata con un bel caffè. Ma sappiamo com’è nato il caffè espresso?

Nel primo articolo delle “ Storie del lunedì “ ci faremo trasportare dall’odore, dal sapore e perché no anche dalla filosofia di una bevanda particolare. Molti di voi lettori mi prenderanno per matto visto che il lunedì è il classico giorno in cui non si vuol sentire volare neanche una mosca. Nonostante ciò nell’articolo di oggi parleremo dell’origine del caffè espresso e dei suoi modi di preparazione tanto comuni a noi italiani. Il caffè è la bevanda della carica ma anche del relax e della convivialità con una persona: intorno ad un caffè ci si siede per non sentirsi soli.

Affermava un grande della cultura italiana, Giuseppe Verdi: “ Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito “. Ma sappiamo realmente com’è nato il caffè espresso? C’è una bellissima scena dell’opera teatrale “ Questi fantasmi “ di Eduardo De Filippo in cui il protagonista, Pasquale Lojacono, seduto sul terrazzo di casa sua spiega all’immaginario professor Santanna il modo per realizzare un caffè perfetto. Tra le sue mani stringe una Moka, è una delle tecniche più conosciute per realizzare un buon caffè espresso. La tecnica del caffè alla Moka, usato generalmente nel quotidiano delle famiglie, è stata ideata nel 1933 da Alfonso Bialetti. Formata da una caldaia dove va inserita l’acqua, da un imbuto-filtro dove va inserito la povere di caffè e dal bricco-raccoglitore che conterrà la bevanda appena uscita. Tutti noi abbiamo i nostri segreti nel preparare il caffè perfetto, segreti che stentiamo a regalarli agli altri proprio come fossero gioielli da custodire. Ne parlava anche Fabrizio De Andrè nella canzone “ Don Raffaè “: “ A che bell’o cafè pure in carcere lo sanno fa, co’a ricetta ch’a Ciccirindella compagno de cella c’ha dato mammà”.

Altro metodo usato per preparare il caffè espresso è quella dell’apposita macchina per il caffè, quella che troviamo nei bar e nei locali. Inventata nel 1884 a Torino da Angelo Moriondo verrà perfezionata nel 1901 da Luigi Brezza così da dare un’ulteriore velocità nella preparazione del caffè espresso. Tale macchina, alla pari della moka, è quella maggiormente diffusa nel Mondo.

“Per prima cosa Dio creò il caffè, altrimenti non ce l’avrebbe fatta a fare tutto il resto” con questa citazione, trovata nel web, vi auguro un buon lunedì e soprattutto un buon caffè.

“Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.”