Due chiacchiere con gli antichi romani: Patrizi e Plebei, due facce di una stessa medaglia

Due chiacchiere con gli antichi romani: Patrizi e Plebei, due facce di una stessa medaglia

Erano le due anime della società di Roma antica e spesso in contrasto tra di loro..

Nel nuovo articolo di “ due chiacchiere con gli antichi romani “ racconteremo la storia delle due anime che componevano la società dell’antica Roma: i patrizi ed i plebei. Ne descriveremo gli aspetti prettamente storici che portarono alla nascita di queste due classi sociali e delle loro eterne lotte svolte in un agglomerato umano che oggi definiremo Melting Pot (una società con varie identità etniche che creano una identità condivisa).

“Come le membra e lo stomaco sono reciprocamente legate da comuni interessi, così patrizi e plebe devono riconoscere la loro vicendevole dipendenza” [Apologo di Menenio Agrippa]

Affresco pompeiano

Le parole molto concilianti di Menenio Agrippa – scritte in un periodo di conflitto tra patrizi e plebei- ci portano a considerare che, se pur entrambe le classi sociali erano in contrasto tra di loro, non si perdeva la speranza in una collaborazione tra le parti che aveva come risultato la grandezza di Roma stessa. Ma come nacquero i Patrizi ed i Plebei? Lo storico greco Plutarco ci racconta che fu proprio Romolo, il primo re di Roma, nell’istituire la classe dei Patrizi per proteggere le classi più deboli proprio come se fossero dei padre (ed ecco la derivazione di Patrizio). Molto più diretto e lo storico Dionigi di Alicarnasso che descrivendo l’origine del patriziato romano, scriva che coloro che appartenevano a tale associazione erano di nascita notevole, pieni di virtù e censo elevato: mentre gli altri (i plebei) erano coloro che non avevano questi aspetti. Per lo storico romano Tito Livo i patrizi erano coloro che discernevano dai 100 Patres, istituiti sempre da Romolo, che formavano il primo senato di Roma.

Scipione l’Africano
(membro della famiglia patrizia dei Cornelii)

Per quanto riguarda la situazione dei Patrizi nelle tre epoche della Roma antica (Monarchia, Repubblica ed Impero) notiamo una sorta di ascesa e discesa. Nel periodo monarchico l’appartenenza alla classe dei patrizi era fissato per nascita (la civis) e non per censo (ovvero per ricchezza). Per capire meglio questa divisione così netta basti pensare che se un ragazzo patrizio si era innamorato di una ragazza plebea (o viceversa) loro non potevano accedere al matrimonio. Con l’ascesa del periodo repubblicano c’è una forte presenza di potere dei patrizi sulla società; un potere forte e spesso oppressivo. Questo comportamento portò ad una serie di rivolte; pensiamo alle varie secessioni1 come quella del 494 a.C (conflitto degli ordini), quella del 449 a.C (che portò alle leggi delle XII tavole) e quella famosa del 287 a.C. Queste lotte portarono i patrizi a concedere una serie di provvedimenti a favore dei plebei: come i tribuni ed il tribunale della plebe (nel 494 a.C) e l’accesso a qualsiasi carica pubblica (nel 320 a.C) e religiosa, come l’accesso alla carica di Pontefice Massimo (il primo plebeo fu Tiberio Caruncanio nel 254 a.C). Con l’affermarsi dell’impero il patriziato cominciò ad esser visto come una carica onorifica anche perché, in quel tempo, non era più il senato nel prender decisioni ma era la figura dell’imperatore. Il termine patrizio restò in voga fino al 700 d.C per identificare coloro che avevano sia denaro che potere. Tra le famiglie patrizie più influenti vi furono: I Cornelii (la famiglia di Scipione l’Africano), i Valerii (la famiglia di origine di Messalina moglie dell’imperatore Claudio), gli Iulii (la famiglia di Giulio Cesare dell’imperatore Ottaviano Augusto), i Fabii (famiglia da cui discende Santa Fabiola), gli Emilii,i Claudii (tra i membri più famosi c’è Appio Claudio il cieco colui che costruì la via Appia) e gli Anicii (tra i membri più illustri troviamo San Benedetto da Norcia e sua sorella Santa Scolastica, papa Gregorio Magno, Severino Boezio).

Il fratelli e Tribuni della Plebe Gaio e Tiberio Gracco
(appartenenti alla gens Sempronia plebea)

Viceversa i plebei era la restate parte della popolazione romana: Attenzione! Un plebeo poteva esser anche straricco ma se non aveva in possesso la cittadinanza romana era alla stregua del plebeo povero. Bisogna comprendere che la sudditanza che i patrizi imponevano ai plebei provocò, come si è detto precedentemente, una serie di lotte che portarono ad una serie di leggi che favorissero – in qualche modo- il plebeo. Tra questi provvedimenti ricordiamo la creazione dei tribuni della plebe (che all’inizio erano solo due ma poi diventarono dieci) e del tribunale della plebe (un tribunale che difendeva la plebe). Il tribuno della plebe aveva alcuni poteri molto importanti: lo ius auxii il diritto d’aiuto rivolto a coloro che si trovavano in difficoltà e l‘intercessio ovvero un tribuno della plebe, nel senato, poteva porre un veto ad una legge se non era di gradimento per la plebe. Nel 445 a.C venne tolto, grazie alla Lex Canuleia, il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei e nel 367 a.C con le leggi Lecinie-Sestie un plebeo poteva accedere alle cariche di magistratura (come il consolato) e non poteva esser più venduto come schiavo per ripagare i debiti. Con la Lex Hortensia vi fu una totale parità legale tra patrizi e plebei. Nella nostra modernità, la parola Plebeo sta ad indicare un individuo di poco conto a limite dell’ignoranza; fortuna che la storia è qualcosa di diverso dalla realtà in cui viviamo.

Nel prossimo articolo di “ due chiacchiere con gli antichi romani “ ci sederemo a tavola con Apicio scoprendo le leccornie della cucina romana.

1Per secessione intendiamo l’abbandono in massa dei plebei dai luoghi di lavoro (botteghe, negozi etc) era una lotta politica molto efficace che portava i patrizi allo stremo.

“Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.”

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