“Marsicana”, Petronilla Paolini Massima la poetessa marsicana

“Marsicana”, Petronilla Paolini Massima la poetessa marsicana

Le vicende di una poetessa marsicana del ‘700 poco conosciuta nella Marsica ma di grande attualità..

La storia che oggi vi presentiamo a “Marsicana” narra le vicende umane e letterarie di una poetessa marsicana d’inizio ‘700: Petronilla Paolini Massimi. Una vera innovatrice per l’epoca, visto il ruolo marginale che la donna aveva in quei secoli, e soprattutto perché dalla sua vita- poco fortunata- è riuscita a ideare una poesia molto espressiva, d’altronde “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior” come cantava De Andrè.

Qual nella casta mente. Pensier vi nacque al grand’annunzio, ond’era. Per farsi in voi Verginità. Come con salda e vera. Fede attendeste, e di bel zelo ardente. L’alto Concetto in umiltà profonda (Petronilla Paolini Massimi)

Incisione di Edward Lear (foto concessa dall’archivio fotografico Tavani-Aloysi)

La poesia che abbiamo riportato qui racconta, se pur nella lingua italiana del ‘700, una devozione di Petronilla verso la Madonna, una fede, che nonostante le sue disavventure emerge forte dalle sue righe. Petronilla nacque la Vigilia di Natale dell’anno del Signore 1624 dal nobile di Magliano dè Marsi (provincia dell’Aquila) Francesco Paolini e dalla nobildonna Silvia Argoli di Tagliacozzo (sempre in provincia dell’Aquila) imparentata con il noto matematico Andrea Argoli. L’infanzia della piccola poetessa venne però turbata dall’efferato omicidio del padre il 13 febbraio del 1667, forse per meri intrighi politici.

L’omicidio provocò una fuga della piccola Petronilla e di sua madre Silvia nella città di Roma: li trovarono ospitalità presso il convento delle monache clarisse dello Spirito Santo dei Napoletani nel rione Regola. La vita nel convento piaceva alla piccola Petronilla e con sua madre si trovava bene in quel mondo di preghiera. Nonostante ciò, la situazione economica della famiglia Paolini stava subendo delle pericolose evoluzioni: il 9 novembre del 1677 la madre concesse in sposa – la piccola poetessa aveva 10 anni- al nobile romano Francesco Massimi vice-castellano della fortezza di Castel Sant’Angelo. Questo orrendo matrimonio è stato anche avallato dal una sorta di benedizione di papa Clemente X (al secolo Emilio Altieri), parente del Massimi.

Foto storica di Tagliacozzo

Per un breve periodo di tempo, la giovane restò nel convento con la madre ma poi decise di andare a vivere nel palazzo che apparteneva al Massimi. Il palazzo si trovava nell’Ara Coeli, nel quartiere medievale che è stato distrutto tra fine ‘800 e inizi ‘900 per far spazio all’Altare della Patria: la poetessa li visse e coltivò la sua arte. La scrittura gli scorreva nel sangue visto che suo padre, Francesco Paolini era “uomo erudito nelle belle lettere” come ci racconta l’autore della Reggia Marsicana. A differenza di suo padre, la giovane usava la scrittura per sentirsi libera da un mondo che non considerava suo. Tutta questa sofferenza la si può leggere nei suoi tristi versi: “pur baciai le catene e in rigida prigion sfogai col canto qual dolente usignuol l’angosce e ‘l pianto”.

Chiesa di Santo Spirito dei Napoletani

Da Francesco Massimi ebbe 3 figli; Angelo, Emilio e Domenico e la considerazione dell’esser madre la convinse a lasciare quella casa. Cercò di prendere le vie legali rivolgendosi al tribunale per una separazione, ma gli venne negata. Ciò che non gli venne negata però furono i meriti di suoi lettori e di alcune accademie: divenne membro delle accademie romane di Arcadia e degli Infecondi e dell’accademia perugina degli insensati. Ma lo strappo con il marito gli costò il duro prezzo di non vedere i suoi figli e neanche di stare al capezzale del figlio Domenico che morì nel 1694. Morto il marito, la poetessa che ormai era diventata importante e conosciuta anche con il nome di Fidalma Partenide ritornò nel suo palazzo romano con i suoi due figli ma non dimenticava mai ne Tagliacozzo ne Magliano dè Marsi. Petronilla Paolini Massimi morirà il 4 marzo del 1726 nella città di Roma ed è sepolta nella chiesa di Sant’Egidio.

Ps: Lo so benissimo che nel nuovo numero di “Marsicana” dovevo parlare di Tagliacozzo (della sua arte e storia), perdonatemi; sarà per il prossimo articolo.

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