Un tè con i greci: le Olimpiadi

Un tè con i greci: le Olimpiadi

E’ considerata la massima espressione dello sport mondiale, le olimpiadi rappresentano l’antichità dello sport che si veste di modernità

In questo nuovo articolo di “ Un tè con i Greci “ parleremo di una bellissima pagina di storia dello sport: le Olimpiadi. Con la nostra fantasia ci tufferemo all’interno dell’origine mitica e storica di una competizione sportiva che oltre a portare in auge i migliori atleti faceva interrompere qualsiasi guerra nella penisola Ellenica e nelle sue colonia (sia d’Asia Minore e sia dell’Italia Meridionale).

“L’importante non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene” (Pierre De Coubertin)

Se dobbiamo raccontare l’origine delle olimpiadi dell’antichità bisogna soffermarci un attimino sull’origine mitica di tale evento. La storia greca come anche quella romana è intrisa di miti, pensiamo ai miti eziologici come la fondazione di Roma oppure teologici come la nascita di Minerva; anche nella nascita dell’olimpiade c’è la presenza di mito che riguarda un semidio. Si narra che Pelope figlio di Tantalo e Dione, costretto nel lasciare la sua terra invasa da barbari giunse nell’Elide nella città di Pisa presso la corte di re Enomao. Il semidio si innamorò di Ippodamia figlia del re, ma il padre non concedeva la mano della figlia se non dopo aver gareggiato in una corsa di cavalli contro di lui che nessuno aveva mai vinto. Pelope decise di barare sabotando la biga del re. Enomao morì e Pelope vinse la gara, ma l’auriga che lo aiutò Mirtillo (figlio di Hermes) si innamorò di Ippodamia; il vincitore lo annegò e venne maledetto da Hermes. Per ricordare tale corsa il re istituì i giochi in onore a Zeus, le olimpiadi.

Il 776 a.C è la data storica della prima edizione delle olimpiadi anche se alcune scoperte archeologiche hanno dimostrato che l’origini di questi agoni non andava oltre l’inizio del VII a.C. La competizione sportiva, che aveva la durata di una settimana, avveniva ogni quattro anni e si svolgeva in un periodo di luna piena tra agosto e settembre. Durante lo svolgimento delle olimpiadi nella penisola ellenica, nelle colonie di Asia Minore e della Magna Grecia- come si ricordava all’inizio- vigeva l’ekecheirìa (dal greco: astensione dall’uso delle mani) in poche parole si fermava ogni conflitto bellico.

Le olimpiadi dell’antichità seguivano un calendario settimanale. Nel primo giorno si svolgeva la cerimonia d’apertura; nella seconda giornata c’erano le gare di corsa (200, 400 e 500 metri). Nella terza giornata si svolgevano le competizioni di lotta: pugilato, lotta greca e pancrazio (una lotta senza esclusione di colpi). Tra i miglior pugili dell’epoca c’era un tale Agesidamo di Locri e Timasiteo di Crotone. Nella quarta giornata si celebravano le competizioni dedicate alle corse dei cavalli, che erano tra le discipline più seguite. Nella quinta giornata di giochi si svolgeva il pentathlon che comprendeva la corsa, la lotta, il lancio del disco e del giavellotto ed il salto in lungo. Tra i migliori atleti del pentathlon ricordiamo Icco di Taranto. Si, è vero ci sono stati molti atleti che provenivano dalle coste dell’Italia Meridionale (anticamente definita Magna Grecia) che hanno partecipato e vinto nelle varie olimpiadi. Ma come partecipava un’atleta nelle olimpiadi dell’antica Grecia?

L’atleta che partecipava ai giochi doveva presentarsi un mese prima a Olimpia per la giusta preparazione fisica. Le diverse competizioni sportive venivano affrontate da atleti completamente nudi e questo proibiva l’accesso allo stadio da parte delle donne. Il vincitore di ogni singola gara veniva ricordato con una statua che lo rappresentava ed una discreta somma di denaro. Per chi barava, ed è successo anche nell’antichità, la statua veniva eliminata e l’atleta subiva una sorta di damnatio memoriae.

Con il passare del tempo le antiche olimpiadi subirono delle negative trasformazioni dovute a loschi giri di affari e ad un’alta corruzione. Ci basta ricordare la 211° olimpiade, quella del 64 a.C dove partecipò l’imperatore Nerone: la falsa vittoria dell’imperatore – che era un pessimo atleta ed un ancor più pessimo attore teatrale- fu dovuta a minacce e corruzioni. Fu anche per questo che nel 393 d.C l’imperatore Teodosio su suggerimento del vescovo di Milano Sant’Ambrogio decise di chiudere i giochi olimpici. Dobbiamo aspettare fino al 1896 per rivedere le nuove olimpiadi, però quella è un altra storia.

Nel prossimo articolo di “un tè con i greci” ci sposteremo in Italia meridionale e parleremo della Magna Grecia e delle sue città (Taranto, Locri, Neapolis).

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